Le Fornacine

Le Fornacine

Prima di essere una casa, è stata una fornace: qui si cuocevano i mattoni, le tegole e gli orci della fattoria di Grignano.
Due secoli e mezzo dopo, l'architetta Hayatt Morales l'ha scelta, studiata e riportata alla vita.
Il legno è arrivato alla fine.
E con lui, la casa.

Il dossierle fornacine
LuogoValdisieve, Firenze
InterventoRestauro conservativo
CommittenteL'architetta Hayatt Morales
ProgettoStudio Feri Associati
Relazione storicaGeom. E. Corelli
CantiereQuattro anni e mezzo
FotografieFederico Asole

Una fornace, prima.

Il nome non è un vezzo: è un mestiere. Le Fornacine nasce come fornace della fattoria di Grignano, la tenuta dei marchesi Gondi, per cuocere i mattoni, le tegole e gli orci da olio dei poderi della valle. Il luogo lo sceglie la produzione: la strada piana per i carri, l'acqua del fosso e della Sieve, l'argilla dei versanti vicini.

La parte più antica è quella centrale, con la torre colombaria e il loggiato a cinque archi rivolto all'aia. Spenta la fornace, per un secolo è stata casa contadina, rimasta quasi intatta dal dopoguerra. Poi, questo progetto.

Nella tenuta dei marchesi Gondi si cuociono mattoni, tegole e orci da olio per i poderi della valle. Le Fornacine nasce così: un mestiere, prima ancora che una casa.

L'agrimensore Raffaello Paganelli documenta la Fornace nella cartografia della comunità di Pontassieve, segnata lungo la strada che segue il corso della Sieve.

Nel catasto leopoldino il podere compare, per una breve parentesi, con il nome di Vico Basso.

Spenta la produzione del cotto, l'edificio diventa dimora contadina: lo resterà per quasi un secolo, rimasto pressoché intatto dal dopoguerra.

Verso Grignano sorge una nuova fornace. Alla vecchia resta il diminutivo affettuoso che porta ancora oggi: Le Fornacine.

Una relazione storica e il rilievo dell'edificio ricostruiscono duecentocinquant'anni di vita e preparano il restauro conservativo.

Dopo quattro anni e mezzo di cantiere, Le Fornacine torna a essere una casa. Abitata.

Mappa acquerellata del 1774 di Raffaello Paganelli con il fiume Sieve e la fornace
1774La mappa dell'agrimensore Raffaello Paganelli: la Fornace segnata sulla strada che corre lungo la Sieve, tra i possessi dei signori Gondi e la chiesa di San Niccolò a Vico.
Estratto del catasto leopoldino del 1820 con il podere Vico Basso lungo il fiume
1820Il catasto leopoldino: il podere compare, per una breve parentesi, con il nome di Vico Basso.
Elaborato cartografico con la ricostruzione delle fasi costruttive dell'edificio
2019La successione degli interventi ricostruita nella relazione storica: il nucleo settecentesco, gli ampliamenti di fine Ottocento e dei primi del Novecento.

carte e ricostruzioni dalla relazione storica · geom. e. corelli, 2019

Le Fornacine

Prima del progetto, lo studio.

Un edificio riconosciuto di valore storico e culturale non si ristruttura a mano libera. Prima ancora del cantiere, una relazione storica ne ha ricostruito la vicenda: è da lì che è partita ogni decisione.

Redatta nel 2019 dal geometra E. Corelli, la relazione incrocia mappe, catasti e censimenti con il rilievo diretto dell'edificio. Non un elenco di date, ma la logica di una crescita: dove finisce il nucleo settecentesco della fornace e dove cominciano gli ampliamenti, quale muro racconta la produzione del cotto e quale la casa contadina venuta dopo.

È la carta d'identità dell'edificio, e insieme il suo vincolo: fissa cosa si conserva e cosa si può rinnovare. Da qui la natura dell'intervento — un restauro conservativo, che rinnova la funzione senza cancellare il carattere — e la rotta di tutto ciò che è venuto dopo, fino alla scelta e alla posa dei pavimenti.

Un diamante grezzo.

Il restauro porta la firma della committente, l'architetta Hayatt Morales. Messicana, un passato sul recupero delle chiese di Oaxaca ferite dal terremoto, poi una vita a Houston. Cercava una casa vicino a Firenze — ma non in città: «vengo da Città del Messico, mi bastava». L'ha trovata online, dall'altra parte del mondo.

Al primo sguardo: gli archi del portico, la torre, la pietra. Dove altri vedevano un rudere, lei vedeva già la casa che sarebbe diventata.

Il loggiato e gli archi de Le Fornacine
«Me ne sono innamorata per gli archi. Quel portico lo conoscevo già: in Messico è l'architettura delle nostre case.»
Hayatt Morales, committente

Il «diamante grezzo» era questo: una fornace di fattoria spenta da un secolo, la pietra a vista, la vecchia struttura in rovina. Da lì è partito tutto.

Le rovine in pietra della vecchia fornace
Le rovine in pietra della vecchia fornace
«Era grezza, pietra viva. Ma vedevo già il risultato prima dei lavori: un diamante da tagliare.»
Hayatt Morales, committente

La sua idea di casa non seguiva la pianta italiana fatta di tante stanze: spazi aperti, e ogni camera con il proprio bagno. Sotto lo stesso tetto, ma ognuno con i suoi spazi. Tradotta disegno dopo disegno insieme ai progettisti dello Studio Feri, dentro i vincoli di un edificio tutelato. Quattro anni e mezzo di cantiere.

Le Fornacine
Le Fornacine
«Ogni stanza con il suo bagno: per me era irrinunciabile. La privacy, per chi abita e per chi è ospite.»
Hayatt Morales, committente

Il legno, alla fine.

Naturæ entra in scena nelle fasi finali, quando la casa ha ritrovato la sua forma e manca l'ultima mano: i pavimenti in legno, posati ambiente per ambiente dalla squadra di Fabio Canestrini. È il passaggio in cui un cantiere torna a essere una casa.

Per la committente, dopo anni in cui il traguardo non si vedeva, è stato il momento in cui la fatica ha preso senso.

La luce che entra sul pavimento in legno appena posato
«Per anni non vedevo il traguardo. Poi è arrivato il legno e ho visto la casa finita: è stata la luce in fondo al tunnel.»
Hayatt Morales, committente

La casa, oggi.

fotografie · federico asole
Le Fornacine
Le Fornacine
Le Fornacine
Le Fornacine
Le Fornacine
Le Fornacine
Le Fornacine
Le Fornacine
Le Fornacine
Le Fornacine
«Mi riempie il cuore che qualcuno riesca a vedere quello che io avevo visto fin dall'inizio.»
Hayatt Morales, committente
Indice dei progettiprogetto in evidenza
Hotel Savoy
Prossimo progetto

Hotel Savoy

Entrate con un'idea.
Uscite con un progetto.

Ogni progetto comincia dallo stesso punto: un incontro, una misura, un disegno.